Varicella

Si tratta di una malattia molto contagiosa; si propaga in ambiente chiuso attraverso l'aria anche a notevole distanza.
Dopo un'incubazione di 2-3 settimane la malattia inizia senza sintomi particolarmente eclatanti; un lieve innalzamento febbrile (38°)  viene seguito dalle prime eruzioni cutanee, all'inizio sul viso, tra i capelli, e poi via via  sul resto del corpo (busto, genitali e in misura minore su braccia e gambe).


Tali eruzioni si presentano inizialmente in forma di macchioline pustolose di colore rosso, leggermente rilevate al tatto, di misura variabile attorno ai 2-3 millimetri e di forma irregolare.
Queste "papule" nel giro di poche ore assumono l'aspetto di vescicole trasparenti che col passare del tempo tendono poi a seccare lasciando sulla pelle delle crosticine che, se non toccate, si staccheranno poi spontaneamente senza lasciare cicatrici.


Solitamente l'insieme delle lesioni cutanee si risolve nell'arco di 2 settimane.
Queste eruzioni, che in alcuni casi arrivano ad interessare anche la mucosa della bocca, risultano particolarmente fastidiose per l'intensa sensazione di prurito che insorge, soprattutto durante la loro fase risolutiva.


La contagiosità, che come già detto è molto elevata, perdura da 1-2 giorni prima della comparsa delle prime pustole fino alla risoluzione completa delle lesioni (secondo alcune fonti anche per 2-3 settimane).

Le complicazioni interessano solo i neonati in cui può subentrare una polmonite o un'infezione batterica della pelle causata dal grattamento.

Il virus responsabile della Varicella resta latente nell'individuo che ha superato la malattia e, in caso di abbassamento delle difese immunitarie, puo riattivarsi causando l'Herpes Zoster.

Pur rimanendo sempre la terapia di competenza del medico curante, si potranno attuare comportamenti complementari quali il mantenimento di una dieta leggera, una buona integrazione polivitaminica (soprattutto nelle fasi risolutive della malattia) e l'uso di talco mentolato per alleviare il prurito.

La principale forma di prevenzione è rappresentata dal vaccino che viene solitamente somministrato ai bambini di età compresa tra i 12 ed i 15 mesi con un richiamo a 6 anni.

ATTENZIONE:  Prima di intraprendere qualsiasi terapia rivolgersi sempre al medico.

vai all'Indice  Malattie dei bambini 

vai all'Indice patologie

 Share/Bookmark  
   

COMPORTAMENTO: LE REGOLE SOCIALI NEL GRUPPO MISTO “UOMO-CANE”

cane

 

Come convivere bene con il proprio cane

La conoscenza dei meccanismi che regolano i rapporti tra cani, può aiutare a comprendere il perché il nostro cane si comporti in una determinata maniera.

L'analisi di un problema non si basa esclusivamente sulla qualità di rapporto che il cane ha instaurato con il proprietario, ma deve prendere in considerazione anche i metodi di insegnamento, i meccanismi di apprendimento, il periodo della socializzazione e la valutazione del periodo evolutivo del cucciolo.

La struttura sociale è però importante al fine di poter delegare al migliore elemento, l'impostazione delle regole sociali mirate allo svolgimento delle attività quotidiane del branco.

Il cane è un animale con i sensi sviluppati in modo differente rispetto all'uomo, quindi la percezione della sua realtà è indubbiamente di tipo cinocentrica.

Nel cane i sensi principali sono rappresentati dall'olfatto e dall'udito e non dalla vista come nell'uomo, quindi questo vive in una realtà basata su percezioni a noi sconosciute; la consapevolezza di questa diversità non è parte del suo essere e quindi non è in grado di formulare un pensiero come: 'L'essere umano pensa diversamente da me!'.

Per poter comunicare con il cane dobbiamo necessariamente adeguarci al suo pensiero istintivo. Un pensiero astratto come il concetto di uguaglianza è caratteristico della cultura umana e  non applicabile all'istinto canino.

I cani sono animali differenti dal lupo con una variabilità di comportamenti ed una capacità di adattamento sociale molto più vasta e rilevante, ma è stato osservato che la sua struttura sociale è di tipo gerarchico - piramidale molto simile a quella del lupo.

Per il cane l'esistenza di tale struttura è molto importante ai fini del suo equilibrio psicologico.

In un rapporto uomo-cane, si deve tendere a vivere una situazione in cui il cane, da attore passivo, si ritrovi ad interpretare la parte di individuo omega, termine per individuare il soggetto che, all'interno del branco, ha minori responsabilità e benefici.

Molte persone non riescono a trattare il proprio cane come un individuo appartenente ad un rango inferiore, vivono questa situazione come una sorta di ingiustizia sociale.

Molto più che nel rapporto con i bambini, il cane tendenzialmente viene considerato felice e sereno in un mondo privo di regole e di limiti, pertanto, ignorarlo quando arriva scodinzolando con un giochino in bocca può essere improponibile ad un proprietario che non abbia ben chiaro il senso delle regole sociali canine.

Per il cane è importante riconoscere il leader in un individuo carismatico, di cui ci si può fidare nei momenti critici; ciò che dà sicurezza ad un cane è sapere che sta vivendo in un branco il cui leader è in grado di far rispettare se stesso e le sue  regole da tutti i componenti del gruppo (se il leader è forte si fa rispettare, se non si fa rispettare è debole).

Trattare troppo alla pari un cane di casa, può dare origini a stati sociopatici che possono sconfinare in vere e proprie turbe del comportamento, fino a giungere, nei casi gravi, addirittura all'aggressione verso i proprietari stessi.

Il cane, nella sua mente, separa la sfera gerarchica da quella affettiva: si legherà a noi con la stessa intensità sia che ricopra il ruolo di leader, sia quello di gregario.

Il cane è un animale sociale che si concepisce unicamente come parte di un branco, la cui organizzazione è condizionata dal volere di un capo, che è normalmente l'individuo più equilibrato.

In natura per essere capo-branco si deve sfidare e vincere il leader e continuare a vincere sempre ogni volta che un pretendente tenta di insidiare la propria posizione; un individuo omega però non potrà mai giungere a misurarsi direttamente con il capo-branco.

Il capo è responsabile della sopravvivenza, dell'alimentazione, della difesa e della regolazione del comportamento del branco. Gode però di alcuni benefici come: accoppiarsi e riprodursi, nutrirsi per primo scegliendo il cibo migliore, interagire con gli altri individui del branco a suo piacimento, essere rispettato e non essere disturbato.

Anomalie di comportamento e alterazioni di questo equilibrio possono creare modificazioni anche in altri settori del branco.

Più privilegi corrispondono a più responsabilità: in natura un cane capo-branco avrà tante più responsabilità quanto più  alto sarà il livello del suo equilibrio e di conseguenza godrà dei benefici relativi al suo rango, comunque nulla gli verrà regalato.

Se un cane  riceve gratuitamente molti benefici questo si assumerà anche il carico di responsabilità, anche suo malgrado.

Un cane appartenente ad un branco misto uomo-cane  non è in grado di riprodursi senza l'aiuto dell'uomo, non è in grado di procacciarsi cibo (nelle comunità umane sono gli uomini che dispongono delle risorse alimentari e le distribuiscono come meglio credono,ma i cani che non possono usufruire di tale privilegio possono attingere solamente dai rifiuti urbani), non è in grado di difendere né se stesso, né il suo branco misto dai pericoli del mondo esterno e tanto meno è in grado di guidarlo in quell'universo,  non è in grado di proporre moduli di comportamento accettabili per lo svolgimento di regolari attività umane.

Si può affermare che il cane non abbia le capacità per interpretare la parte del leader di un branco misto. non ne possiede i mezzi e se gli lascia credere di essere il migliore individuo del gruppo, non avrà vita facile, ma non la farà avere anche a noi.

Ecco qui di seguito alcuni consigli e regole per i neo proprietari per costruire una struttura sociale di un branco misto uomo-cane che mostri, agli occhi del cane, gli esseri umani come gli unici responsabili del gruppo, tutto ciò ovviamente in alternativa a ciò che avviene in natura dove l'unico metro per la misurazione della gerarchia e che identifica il leader sta nella capacità di vittoria nel momento dello scontro fisico.

Il Capobranco del gruppo cane deve:

  1. essere preso dalle proprie responsabilità, non deve preoccuparsi dei problemi dei   singoli  individui a lui subordinati e non deve soddisfare le loro richieste
  2. decide autonomamente quando, come e con chi interagire durante la giornata
  3. avere sempre un atteggiamento sicuro, fiero e carismatico
  4. essere paziente ma non tollerante
  5. deve precedere il suo gruppo ed essere sicuro di essere seguito in ogni momento e situazione
  6. lasciare libertà di azione ad ogni singolo individuo subordinato fino al momento in cui non è necessaria la presenza di tutti per le attività comuni del branco
  7. usufruire di tutti i privilegi (nutrirsi per primo, scelta del cibo migliore, luogo più comodo e sicuro per iposare, ecc)
  8. vigilare sulla qualità dei rapporti sociali all'interno del branco e deve intervenire nel caso in cui un soggetto si comporti in maniera non conforme alle sue direttive
  9. decidere chi deve rimanere a guardia del rifugio quando si allontana con il branco
  10. avere sempre ragione e il diritto di accoppiarsi

Il compito del proprietario capobranco del gruppo misto uomo-cane è quello di simulare una struttura sociale applicando i seguenti consigli:

  1. non bisogna smettere di svolgere la propria attività fosse anche leggere un libro o  guardare la televisione per giocare con il cane anche se lui lo sta chiedendo insistentemente; il cane di proprietà in casa ha generalmente tutto ciò di cui necessita
  2. si deve giocare con il cane nei momenti a lui dedicati e utilizzare il gioco per insegnargli piccoli esercizi di obbedienza e di autocontrollo (seduto, terra, fermo, resta, ecc.)
  3. non bisogna mai essere permettere al proprio cane di saltare addosso o di spingere con le zampe senza chiedere il permesso ed averlo ottenuto; la limitazione della libertà di contatto con gli esseri umani fa parte del rispetto dovuto al capobranco
  4. mantenere sempre un atteggiamento sicuro di sé
  5. non permettere al cane di disturbare i momenti di intimità con il proprio partner: ritrovarselo in mezzo durante un semplice abbraccio non è educativo
  6. cercare di essere pazienti: i cani elaborano le informazioni lentamente, quindi contare fino a cinque prima di ripetere un comando. In questo modo pazientemente si riesce ad insegnare
  7. non essere tolleranti, esserlo vuol dire non raggiungere il traguardo che ci si pone
  8. Uscire dalla porta di casa sempre prima del proprio cane, lui deve attendere seduto di essere chiamato. Deve capire che il capobranco, cioè voi, ha il diritto e il dovere di precederlo. Quando si cammina per strada deve imparare a camminare a fianco del proprietario senza tirare e con il guinzaglio lento (non lasciare mai il guinzaglio troppo lungo o peggio lasciare che il cane se ne vada dove vuole srotolando tutto il guinzaglio riavvolgibile, anzi questo tipo di guinzaglio non andrebbe mai usato)
  9. Lasciatelo libero di sfogarsi nel primo quarto d'ora durante la passeggiata al parco, ovviamente nelle aree consentite, correndo a perdifiato, annusando tutto e giocando con qualche suo simile
  10. Intervenire con un secco 'NO' quando il comportamento del vostro cane inizia ad uscire dai vostri parametri
  11. Mangiare sempre prima del cane; lui deve aspettare mentre voi siete a tavola imparando a non disturbare per potere al termine ricevere il premio cioè il suo pasto
  12. Non offrire mai cibo da tavola senza lasciarsi intenerire da eventuali occhi languidi
  13. Non fate riposare il vostro cane con voi sul letto o sul divano e non lasciate che lui lo usi a piacimento. Se consentite questo comportamento in breve tempo il cane considererà il divano la sua cuccia e quando un estraneo o un amico cercherà di sedersi potrebbe trovarsi aggredito dal vostro cane
  14. Uscite tranquillamente da casa lasciando il cane da solo (ovviamente gradualmente) e quando rientrate non fategli troppe feste. Anzi spesso è bene mostrare una certa indifferenza. Solo dopo un po' lo chiamerete e gli farete due coccole.
  15. Non lasciate mai che il cane abbia l'ultima parola e che l'abbia vinta... voi avete sempre ragione!

Seguite  questi piccoli consigli senza però, al momento giusto, fare mai mancare al vostro cane carezze, gioco, dialogo verbale, contatto fisico e divertimento.

E' molto importante però avere cura che la gestione dell'iniziativa e dei momenti di interazione rimangano sempre nelle mani dell'uomo.

In questa maniera si può rendere semplice la riuscita del lavoro di costruzione della struttura sociale uomo-cane ed una volta ottenuti i risultati voluti, si potrà godere della presenza di un soggetto capace di vivere serenamente nella nostra complicata società.

Il cane individua il suo leader nell'elemento della famiglia più autorevole. È normale che si affezioni maggiormente a colui che regola con autorevolezza le attività della famiglia piuttosto che a colui che gli offre il cibo o che lo porta al parco; è anche normale che in una famiglia numerosa il capobranco sia identificato in un solo individuo, ma se tutti i componenti si comporteranno con condotta dominante, il cane li rispetterà come superiori e condurrà una vita felice piena di soddisfazioni da entrambe le parti.

Lo scopo del lavoro da fare quando si introduce un animale in casa è quello di fornire ad un cane un branco forte e stabile a cui fare riferimento.

Dott. Carlo Giulianelli
Medico Veterinario 
Torino

Share/Bookmark

Un po' di verità sulla cellulite

     
 

Se raffiguriamo la cellulite con una espressione matematica potremmo indicarla come:
( grasso + acqua ) – muscolo = cellulite.

Partendo da questa formula appare chiaro quali siano le componenti, che vanno studiate e di cui va valutata l’incidenza nel tipo di cellulite, che dobbiamo affrontare. Perché è ormai risaputo che non vi è una cellulite ma vi sono diversi tipi di cellulite, che si differenziano proprio da quanto incidono le diverse variabili indicate nella formula.

Non è pensabile, dunque, trattare la cellulite allo stesso modo né pensare di utilizzare lo stesso apparecchio terapeutico o la stessa crema o gli stessi integratori e neanche fornire identiche strategie nutrizionali. In questi casi si va incontro ad una percentuale altissima di insuccessi terapeutici.

Al contrario, se si individuano e si curano le basi su cui poggia la patologia cellulitica, i risultati possono essere davvero sorprendenti e, in alcuni casi, sono del tutto sovrapponibili a quelli che si possono ottenere con la chirurgia. [Stamegna 2008 ]

La cellulite è una MALATTIA che interessa l’ipoderma , un tessuto di natura prevalentemente adiposa posizionato tra il derma e lo strato muscolare sottostante di alcune particolari regioni anatomiche specie femminili.

Sebbene le regioni più notoriamente interessate siano quelle che vanno dalla vita in giù, non è raro trovare la cellulite nella regione addominale mesogastrica e nella regione del tricipite brachiale ( la parte posteriore del braccio, per capirci).

In queste regioni, la cellulite si rende manifesta con il tipico aspetto 'a buccia d’arancia' della cute ed è dovuta alla presenza nello strato sottocutaneo di un aumento del numero e delle dimensioni delle cellule di grasso localizzate al di sotto del derma.

Al tempo stesso, le regioni interessate dalla cellulite presentano una riduzione del tono della muscolatura sottostante e una riduzione della vascolarizzazione locale per patologie del microcircolo venoso e linfatico ma anche come conseguenza del minor tono muscolare della regione interessata.

La ridotta vascolarizzazione dello strato muscolare posizionato subito al di sotto della componente adiposa responsabile della cellulite è una delle cause più importanti della sua comparsa: la riduzione della vascolarizzazione comporta un ridotto apporto di sangue e con esso di ossigeno, di nutrienti e di ormoni, che con il sangue viaggiano. Per questo motivo, le regioni interessate dalla cellulite rispondono poco all’azione lipolitica stimolata da una corretta alimentazione o dieta.

Nonostante le varie ipotesi sulla genesi della cellulite, quello che è ormai accertato è che la cellulite è una malattia a carattere evolutivo, che si sviluppa su un terreno costituzionale predisposto da caratteristiche anatomiche, ormonali e metaboliche, sulle quali agiscono eventi scatenanti come l’alimentazione errata, la sedentarietà, le patologie venose e alcune terapie farmacologiche, specie ormonali. Le pazienti interessate da cellulite presentano spesso anche problemi circolatori, ed è spesso presente una condizione di anemia sideropenia (carenza di ferro) peggiorata da un apporto di ferro alimentare decisamente insufficiente. E’ inoltre spesso presente anche ipotensione arteriosa (pressione bassa).

Pertanto il trattamento della cellulite non deve essere solo l’effimera ricerca di vedersi più belle ma vi è la necessità di interrompere un circolo vizioso, che sulle prime si evidenzia come inestetismo ma che alla lunga è in grado di minare la salute complessiva dell’organismo.

Le caratteristiche comuni alle donne con cellulite essenzialmente sono:

·        da sempre a dieta con perdite di peso seguite da nuovi aumenti ponderali

·        razza bianca, in particolare le popolazioni del nord

·        praticano scarsa o inadeguata attività sportiva

·        distribuiscono male le calorie giornaliere con eccessi spesso serali

·        eccedono spesso nel consumo di alcolici

·        presentano stress da situazione famigliare o relazionale

·        carenza di gratificazione sessuale con eccessi alimentari riparatori

·        perdita di energia e stanchezza cronica

·        disturbi del sonno

·        aumento del colesterolo e dei grassi nel sangue

·        assumono la pillola anticoncezionale

·        uso di indumenti stretti e abitudine di accavallare le gambe

·        tabagismo

·        avvertono un forte bisogno di carboidrati e zuccheri semplici (sintomo di stress)

·        hanno una riduzione della massa muscolare e un aumento della massa grassa

·        hanno problemi di circolazione e di ritenzione

·        soffrono di problemi intestinali (gonfiore, stitichezza, colite)

·        sono anemiche e ipotese

·        presentano spesso ridotti livelli di ormoni tiroidei in circolo.

Ricordiamoci che una ragazza con cellulite avrà per sempre la tendenza ad avere la cellulite; quello che potrà fare è mantenerla sotto controllo, ridurla al minimo con l’aiuto di uno stile di vita congruo e di terapie specifiche e di non farla evolvere in quadri più gravi.

La fase precoce è quella edematosa, in cui prevale il ristagno di liquidi a livello tissutale e la cellulite si apprezza solo all’ispezione obiettiva durante la pressione digitale; può essere presente gonfiore e pesantezza degli arti inferiori; in questa fase, se ben trattata, la cellulite scompare… ma bisogna intervenire tempestivamente, senza rimandare.

Il problema si fa più ampio quando si entra nella fase fibrosa o nel II stadio poiché il problema ha già coinvolto il tessuto adiposo dell’ipoderma: la cellulite è visibile con la classica 'buccia d’arancia': il ristagno di liquidi e la cattiva circolazione producono un rigonfiamento adiposo (adiposità cellulitica); a questo punto si formano piccoli noduli e il tessuto connettivo di sostegno perde elasticità e diventa più rigido.

Vi è poi il risultato finale del processo di degenerazione tessutale, o III stadio. I noduli diventano più grossi, si induriscono e cominciano ad essere dolorosi. La pelle presenta avvallamenti e gonfiori evidenti, che le conferiscono il cosiddetto aspetto 'a materasso'.

Per il trattamento della cellulite sono state di volta in volta proposte molte terapie (mesoterapia, presso terapia, ecc.) Pensare che ognuna di esse possa essere miracolosa è senz’altro sbagliato e la speculazione commerciale che segue la patologia è a livelli che spesso rasentano il ridicolo e l’assurdo, con il solo scopo di attenuare gli inestetismi della cellulite per poi rivederne la comparsa o addirittura il peggioramento dopo pochi mesi, con conseguente delusione e non troppo di rado il portafoglio assai più leggero. 

Per quanto riguarda la fitoterapia e la medicina psicosomatica i risultati sono spesso apprezzabili non solo in ordine di inestetismo ma quanto in relazione alla terapia della patologia vera e propria.

La migliore terapia è quella che associa alla soluzione del problema prettamente medico anche quello psicologico, poiché di fatto la cellulite altro non è che linfa vitale bloccata, femminilità ed Eros trattenuto, sofferto o addirittura sacrificato. Il che si esprime con una rinuncia alla propria carica seduttiva spesso compensata da comportamenti compulsivi e ossessivi.

La fitoterapia, invece, basa la terapia sul terreno neuroendocrino della paziente, fornendo prima di tutto regole igienico-dietetiche e correzione dei vari fattori di rischio presenti, onde supplire a tutte le carenze di vitamine, oligoelementi e sali minerali. Si avvale molto spesso dell’associazione con il massaggio specifico (linfodrenaggio) integrato dall’applicazione di tinture madri, specie di edera, oltre che di bagni tiepidi con oli essenziali che di caso in caso possono essere di limone, menta, cipresso, ginepro, salvia, rosmarino o pino.

Per quanto concerne invece la terapia interna ottimi risultati si ottengono con il Pungitopo in estratto secco, con l’estratto di gambo d’Ananas e con l’estratto secco di Ginkgo biloba.

Nei casi più avanzati sono molto utili la Centella asiatica, l’Ippocastano e il Carciofo oltre che la Gramigna e il Capsico (peperoncino rosso).

Dr. Angelo Carli

 
   Share/Bookmark  
     

Scarlattina

L'agente infettivo di questa malattia è un batterio: lo Streptococco Beta-emolitico di gruppo A . Il contagio può avvenire  per contatto diretto sia con persone ammalate sia con "portatori sani", i quali, pur risultando immuni,  anch'essi, come gli ammalati, veicolano il batterio tramite la saliva, il muco o anche le microscopiche particelle emesse durante la respirazione.


L'incubazione dura generalmente poco meno di una settimana, dopodichè compaiono i primi sintomi, con febbre alta (fino a 39-40°), vomito, mal di gola e dolori addominali.
L'eruzione cutanea compare generalmente nell'arco di 2-3 giorni dalla comparsa dei primi sintomi, manifestandosi dapprima all'inguine e alle ascelle per  estendersi  in seguito a tutto il corpo, salvo che intorno alla bocca; il viso appare invece soltanto arrossato.
La manifestazione esantematica consiste in piccole macchie rosa , puntiformi e molto ravvicinate, più numerose alle ascelle, all'inguine e ai gomiti. Anche la lingua si arrossa (la caratteristica "lingua a lampone") e a volte si ha ingrossamento delle linfoghiandole  del collo.


L'esantema si esaurisce generalmente nell'arco di 3-5 giorni, sostituito da una desquamazione della pelle in piccole lamelle, iniziando dal volto per poi continuare su tronco, mani e piedi.
La contagiosità è massima durante la fase acuta.

Complicanze rare ma temibili della scarlattina sono la glomerulonefrite (infiammazione dei reni) e la malattia reumatica.
Per quanto riguarda la prevenzione non esistono vaccini e, comunque, non risultano necessarie misure particolari trattandosi di una malattia lieve e di breve durata; sarà sufficiente rimanere a riposo, tenere una dieta leggera e integrarla con l'assunzione di vitamine, soprattutto durante la fase di convalescenza.

ATTENZIONE:  Prima di intraprendere qualsiasi terapia rivolgersi sempre al medico.

vai all'Indice  Malattie dei bambini 

vai all'Indice patologie

 Share/Bookmark  
  

Parotite

E" un"infezione di natura  virale che colpisce le ghiandole parotidi (ghiandole posizionate vicino all"orecchio) e può essere mono o bilaterale a seconda che colpisca una sola ghiandola o tutte e due.
La malattia viene trasmessa per contatto diretto attraverso la saliva emessa con tosse, starnuti o anche solo con il respiro.


L"incubazione della malattia è di 2-3 settimane e può iniziare con malessere, mal di testa, nausea e febbre medio-alta che dura mediamente da due a quattro giorni.
Contemporaneamente si ha l"ingrossamento delle ghiandole parotidee.
Essendo le ghiandole parotidee posizionate tra la mandibola e l"orecchio, il loro gonfiore provoca uno spostamento in avanti dei padiglioni auricolari che appaiono così più grandi del solito; da qui il nome popolare di "orecchioni" dato alla malattia.


La zona parotidea risulta dolorante, soprattutto alla palpazione, e il dolore si accentua con la masticazione, soprattutto se si assumono cibi che stimolano la salivazione (essendo le parotidi delle ghiandole salivari).
Il gonfiore, dopo aver raggiunto il massimo livello in 2-3 giorni, inizia  poi ad attenuarsi lentamente  dopo circa 5-6 giorni.
La malattia, nel suo insieme, se non si presentano complicanze, dura solitamente sui 9-10 giorni.


La contagiosità è di durata piuttosto lunga e inizia già prima della comparsa dei sintomi, per terminare alcuni giorni dopo la scomparsa del gonfiore.

Complicanze della parotite, che si verificano comunque raramente, possono essere l"Orchite (rigonfiamento dei testicoli  con febbre e dolore) negli adolescenti e negli adulti,  la Meningocefalite (infiammazione delle membrane dette meningi che rivestono il cervello che si manifesta con febbre, vomito e rigidità della nuca) e la Pancreatite (infiammazione del pancreas).

La prevenzione può essere attuata mediante la vaccinazione (generalmente associata a quelle per morbillo e rosolia) somministrata  verso i  15-18 mesi con una dose di richiamo attorno ai 5-6 anni di età.


La gestione della malattia, di competenza esclusivamente medica per quanto riguarda le eventuali terapie, può consistere comunque nel controllo della dieta e nell"applicazione di impacchi decongestionanti sulla parte interessata.

ATTENZIONE:  Prima di intraprendere qualsiasi terapia rivolgersi sempre al medico.

vai all"Indice  Malattie dei bambini

vai all"Indice patologie

 Share/Bookmark 
  

FB 2

instagram

 

linkedin

Iscriviti alla nostra newsletter

logo farmaconsulenze

privacy informativa

Privacy Policy

Privacy Policy
汽水音乐mumu模拟器谷歌邮箱telegramtodesk易翻译