VITE ROSSA

VITIS VINIFERA Var. RUBRA

FAMIGLIA:

Vitaceae.

HABITAT:

originaria del bacino del Mediterraneo e del Medio Oriente, è attualmente coltivata in molti paesi del mondo a clima temperato.

PARTE USATA:

le foglie e semi.

PROPRIETA' TERAPEUTICHE:

utilizzata per insufficienza venosa degli arti inferiori, prevenzione dell'aterosclerosi, emorroidi, problemi oculari.

EFFETTI COLLATERALI E CONTROINDICAZIONI:

in rari casi può causare epigastralgie di moderata entità, spesso accompagnate da disturbi digestivi. Può anche avere un modesto effetto astringente intestinale. Tutti questi disturbi scompaiono sospendendo il trattamento. Sono stati anche segnalati sporadici casi di reazioni allergiche cutanee di tipo orticarioide. Può potenziare l'effetto dei farmaci antiaggreganti piastrinici ed anticoagulanti.

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Le onicomicosi (micosi delle unghie)

Le micosi che colpiscono le unghie sono dette onicomicosi e possono colpire le unghie sia delle mani che dei piedi.

Gli agenti patogeni sono solitamente dei funghi dermatofiti, ma possono anche essere lieviti o muffe. Dato che questi microorganismi vivono in ambiente scuro, caldo e umido le unghie più colpite sono quelle dei piedi. Inoltre gli ambienti in cui proliferano di più sono le piscine e le docce.

Quando si verifica una micosi, la lamina ungueale diviene ispessita, giallastra, opaca, a volte ruvida e tende a staccarsi dal letto dell'unghia stessa. Spesso si sbriciola ai bordi.
Appena si nota una piccola macchia biancastra o giallastra sull'unghia è bene rivolgersi al medico per una corretta diagnosi.

I fattori favorenti sono un'eccessiva sudorazione, la presenza di piccole ferite a livello della cute o dell'unghia, l'abitudine a calzare scarpe che impediscono la traspirazione o a camminare scalzi in ambienti a rischio ( piscine, palestre, docce...), malattie quali la psoriasi, il piede d'atleta ( Tinea Pedis) e il diabete. Nel caso di tali patologie le micosi diventano ancora più pericolose in quanto favoriscono infezioni che possono anche diffondersi a tutto l'organismo.

Le micosi delle unghie se non vengono curate possono in ogni caso causare danni permanenti alle unghie colpite.
Il dermatologo o il podologo potranno consigliare la terapia più adeguata: smalti, creme, lozioni, unguenti, o in certi casi anche terapie orali.

Le cure sono sempre piuttosto prolungate.

Per prevenire le onicomicosi bisogna curare l'igiene delle unghie, asciugare sempre bene piedi e mani dopo bagno e doccia, indossare calze e scarpe che permettano la traspirazione, non camminare a piedi nudi nei luoghi pubblici, lavarsi sempre le mani dopo aver toccato un'unghia infetta in quanto le micosi si diffondono molto facilmente per contatto.

ATTENZIONE:  Prima di intraprendere qualsiasi terapia rivolgersi sempre al medico.

 

Naturale non è sinonimo di innocuo

   
 

"Primum non nocere", era quanto raccomandava Ippocrate (460-375 a.C., circa) e "Phàrmakon" veniva definita, nei primi poemi omerici, qualunque sostanza che, se introdotta nell'organismo, poteva divenire, in base al suo dosaggio, un rimedio, un medicamento oppure un veleno. E' da questa ambivalenza, da un equilibrio tra "morte" e "vita", tra superstizione e scienza che l'umanità seppe costruire farmaci per contrastare i morbi che la affliggevano.

"L'ingegnosità dell'uomo l'ha portato sempre ad appassionarsi nel cercare di variare forme e combinazioni di medicamenti", affermava William Withering nel 1875, ma già molti secoli prima Crateva, medico e farmacologo di Mitridate, re del Ponto (132-66 a.C.), aveva elaborato un medicamento che si basava sull'equilibrio tra veleni e  contravveleni. Tale medicamento, composto essenzialmente da piante medicinali e da carne di vipera, veniva chiamato "Teriaca" ed è stato utilizzato per circa diciotto secoli ( sì, avete letto bene!), fino quasi alla fine dell'Ottocento.

Si deve proprio a Withering, medico inglese, la prima valutazione clinica con i relativi dosaggi, della Digitale, pianta notevolmente tossica ma contenente importanti sostanze che la rendono utilizzabile, ancora oggi, nella terapia della insufficienza cardiaca.

Importante è sapere che non tutte le piante sono innocue, e che non esistono piante buone o cattive, ma che dipende sempre dall'utilizzo che l'uomo ne fa.

La corretta preparazione dei rimedi vegetali è importante per ottenere la massima efficacia e per evitare fenomeni tossici. Fondamentale è anche stabilire il giusto dosaggio di ogni pianta, nelle varie forme farmaceutiche, utilizzato in terapia. Va poi fatto presente che tra le cause di tossicità va considerata la contaminazione ambientale delle zone di raccolta, l'interazione tra diverse piante, le sofistificazioni, ecc... Come si può facilmente intuire, l'utilizzo delle piante medicinali non è poi così semplice come sembra.

Un aiuto notevole ci viene dalle conoscenze e dalle informazioni scientifiche, che consentono di individuare le piante più adatte per una cura medica. Tale somma di conoscenze non solo garantirà l'efficacia del trattamento, ma ridurrà al minimo il rischio di effetti collaterali. Ecco perché bisogna rivolgersi a dei professionisti, come i fitoterapeuti, i farmacisti, gli erboristi e non azzardare cure "fai da te" o consigliate dalla vicina di casa, dalla zia, o dai canali di vendita on line o di vendita diretta effettuati da persone che di giorno fan gli impiegati o gli idraulici e poi la sera si travestono da consulenti della salute, con pappe e pappine "naturali" .

Nel nostro Paese c'è una ricchissima tradizione di cultura erboristica e di medicina popolare. Ognuno di noi conosce certamente, almeno per sentito dire, erbe, fiori o semi con azioni benefiche sul nostro organismo: l'infuso di foglie di Malva come emolliente, il decotto di Gramigna per la cistite, l'infuso di foglie di Alloro come digestivo, gli estratti di Ginseng contro la stanchezza e così via. Va tuttavia detto che le proprietà di certe erbe possono essere anche frutto della sola fantasia popolare, diventata tradizione e tramandata di generazione in generazione: basti pensare alla cosiddetta "erba della paura", che in Toscana viene ancora utilizzata per fare dei bagni, in quanto allontanerebbe dalla mente dell'individuo qualsiasi pensiero di paura.

In molti centri universitari ed ospedalieri italiani si fa seria ricerca in questo settore, studiando la composizione chimica delle piante, ricercando i migliori metodi estrattivi, cercando di capire il meccanismo d'azione sull'organismo biologico, gli effetti farmacologici e i possibili impieghi terapeutici corretti. E di questa realtà possiamo davvero andare fieri ed esserne contenti.

Con tutta tranquillità possiamo oggi affermare che la fitoterapia, intesa appunto come cura delle malattie con le piante medicinali e loro derivati, può rappresentare realmente un aspetto anche importante della moderna terapia medica, e non tanto una medicina alternativa, termine ormai troppo carico di significati negativi.

Vi sono piante che pur essendo pericolose, se ingerite, possono fornire alcuni principi di validissimo aiuto per molte e anche gravi patologie. E' il caso, ad esempio, del Tasso (Taxus baccata), conosciuto anche come "albero della morte", che contiene una importante sostanza, il tassolo, sulla quale sono in atto studi antitumorali. L'avvelenamento che si ha ingerendo i semi di questo albero può avere esiti letali. Ovviamente il tasso non va prescritto nelle comuni preparazioni fitoterapiche, ma questo non toglie che ha proprietà terapeutiche molto interessanti.

Altra pianta pericolosa è l'Aconito ( Aconitum napellus), molto tossico: evitate di raccogliere i suoi splendidi fiori azzurro-violacei a forma di elmo, il veleno di questa pianta può penetrare attraverso la pelle. Pericolosa è anche l'Edera ( Hedera helix), un rampicante sempre verde che si attacca a tronchi, muri, fessure di rocce e assai comune... è velenosa tutta la pianta e in particolar modo i frutti, l'uso per via interna è sconsigliato, mentre viene adoperata per uso esterno con ottimi risultati.  Un'altra pianta dotata di notevole tossicità è il Bosso (Buxus sempervirens) che per gli antichi Greci era sacro a Plutone, dio protettore degli alberi sempreverdi. Il Bosso è un arbusto sempreverde proprio del territorio mediterraneo, generalmente coltivato come siepe per il suo aspetto ornamentale. Le sue foglie sono molto tossiche sia per gli uomini che per gli animali, e anche il solo contatto può provocare dermatiti.

Anche il Fico (Ficus carica), pur avendo interessanti virtù terapeutiche, contiene nelle sue foglie alcune importanti sostanze dette furocumarine che hanno una azione fotosensibilizzante. Il decotto abbronzante, adoperato sconsideratamente da alcune persone, può risultare estremamente pericoloso e comportare ustioni gravi. Né tanto meno va dimenticata l'altrettanta pericolosità del lattice, che è stato utilizzato per la cura di verruche, spesso con esiti da pronto soccorso.

Ricordate poi che il Bergamotto ( Citrus bergamia risso) contiene furocumarine e i prodotti solari contenenti olio essenziale di bergamotto possono provocare dermatiti bollose. Idem per il sedano, il limone e il pompelmo.

La più magica e misteriosa delle erbe, conosciuta nell'antichità come afrodisiaca, è la Mandragora, che godeva  fama di straordinarie virtù terapeutiche, come ad esempio la cura della sterilità femminile. Entrò a far parte anche della Teriaca di cui abbiam parlato, e venne usata come antidolorifico. Attualmente però si è stabilito che la pianta è assai tossica e ha scarsa importanza farmacologica.

Altra pianta magica è lo Stramonio (Datura stramonium) che era utilizzata già  dagli antichi Greci e dagli Arabi come inebriante nei riti magici e sacri. La pianta è molto tossica ed è meglio starne alla larga.

Usata nel XVI secolo dalle donne veneziane per ravvivare la luminosità dello sguardo e dilatare le pupille è la Belladonna (Atropa belladonna). Anticamente serviva per preparare la "pomata della strega", uno dei primi anestetici locali. La pianta è molto tossica e le sue bacche nere, se ingerite, possono essere mortali. La Belladonna però contiene atropina, utilizzata in medicina per la sua azione antispasmodica, antiasmatica e midriatica (provoca dilatazione della pupilla).

Altra pianta molto conosciuta è l'Agrifoglio (Ilex aquifolium) arbusto o piccolo albero sempreverde molto longevo, diffusissimo in Italia e simbolo della tradizione natalizia. Le sue bacche rosse sono in grado, se ingerite, di provocare uno stato infiammatorio di notevole gravità all'apparato gastrointestinale oltre a fenomeni convulsivi.

Sempre famosa nel periodo natalizio c'è anche la pianta del Vischio (Viscum album), dai frutti bianchi, perlacei e con polpa gelatinosa. E' una pianta tossica che va usata con molta cautela; la sua principale indicazione terapeutica è come ipotensivo e diuretico. L'intossicazione si manifesta con diarrea sanguinolenta, vomito ed estrema sete che porta ad un quadro di rallentamento del battito cardiaco e a shock.

E non possiamo non citare la "Stella di Natale" ( Euphorbia pulcherrima) che non ha alcuna indicazione terapeutica ma è una pianta notevolmente tossica.Le foglie, se ingerite, possono essere mortali.Anche il lattice del frutto al contatto con la pelle o con le mucose provoca fenomeni infiammatori.

Veniamo ora alla Canfora (Cinnamomum camphora), albero della Cina e del Giappone, diffuso anche in India e coltivato anche nelle zone miti dell'Europa. Distillando il legno dell'albero si ottiene la canfora, che viene impiegata come antitarme in tavolette allo stato solido o in soluzione oleosa o alcolica al 10% per frizioni e massaggi muscolari. La canfora, però, è anche notevolmente tossica e l'ingestione di circa un grammo può dare avvelenamento mortale in  un bambino.

Altra pianta particolare è l'Assenzio (Artemisia absinthium), pianta molto aromatica dal sapore amarissimo che presenta foglie dotate di una peluria biancastra che le dona un caratteristico colore argenteo. Dioscoride tramanda che l'assenzio era usato contro le tarme, le cimici, le pulci e i topi, mentre nel 1900 lo si riteneva utile contro le febbri intermittenti e come antielmintico. Caratteristica dell'assenzio è quella di contenere una sostanza molto tossica, il thujone (presente anche in altre piante) e intossicazioni molto gravi si sono avute in seguito all'ingestione di decotti molto concentrati di questa pianta, utilizzata a scopo abortivo.

Dr. Angelo Carli

 
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Fitoterapia per l'apparato digerente

     
 

FITOTERAPIA PER L’APPARATO DIGERENTE  : DISPEPSIA FUNZIONALE , GASTRITE E ULCERA PEPTICA

Negli ultimi anni l’interesse e il conseguente consumo di sostanze di derivazione vegetale è notevolmente cresciuto e, sempre più frequentemente, i principi attivi estratti dalle piante sono usati e/o studiati per la sintesi dei farmaci convenzionali. Tali molecole vegetali fanno parte delle cosidette Complementary and alternative medicine (CAM) di cui costituiscono uno dei capitoli più importanti e corposi dato il loro carattere di antica farmacologia. La fitoterapia in questo panorama, è una delle discipline più rilevanti, che trova impiego nella prevenzione e nella terapia di diverse forme morbose. Ci addentreremo oggi nelle applicazioni sull’apparato digerente, partendo dalla dispepsia funzionale.

La dispepsia funzionale è una condizione presente in circa il 25% della popolazione generale, caratterizzata da dolore o fastidio addominale,cronico o ricorrente, localizzato ai quadranti superiori dell’addome, con sintomi presenti per almeno tre mesi all’anno anche non consecutivi, senza evidenza clinica, biochimica, endoscopica o ultrasonografica di alcuna patologia organica che possa spiegarne i sintomi. I meccanismi fisiopatologici responsabili non sono del tutto chiariti. Una delle ipotesi più accreditate è quella della disfunzione motoria e sensoriale: circa il 30% dei pazienti ha un ritardato svuotamento gastrico, nel 40% si osserva un’alterata accomodazione del fondo gastrico in risposta al pasto, il restante 30% ha una alterata sensibilità viscerale. La dispepsia organica, invece, differisce dalla funzionale in quanto è possibile identificare una causa patologica intestinale e/o extraintestinale che ne è alla base.

La dieta costituisce il cardine della terapia. Il 50% migliora con placebo mostrando l’importanza del rapporto medico-paziente. La medicina ufficiale di avvale di anti H2 ( Ranitidina), di inibitori della pompa protonica che danno sollievo nella metà dei casi e sono di prima scelta (Omeprazolo, Lanzoprazolo, Rabeprazolo, ecc.) o di Loperamide cloridrato in caso di malassorbimento per transito accelerato, associati spesso a pro cinetici, utili nei casi non associati a ulcera o esofagite (Domperidone, Clebopride,Levosulpiride, ecc) nonché al Simeticone con effetti carminativi. Altresì possono essere presi in considerazione antidepressivi triciclici, ipnotici e supporto psicologico.

Tra i rimedi tradizionali vegetali si annoverano:

  • Droghe amare ( Quassia, Genziana,Cardo, buccia di Arancia amara)
  • Droghe colagogo-coleretiche (carciofo, boldo, chelidonia, curcuma, tarassaco)
  • Droghe carminative (cumino, finocchio, anice).

Negli ultimi anni è stato oggetto di approfonditi studi una preparazione originale a base di Iberide rossa (Iberis umbellata), Camomilla, Menta, Cumino, Liquirizia, Melissa, Chelidonia, Angelica e Cardo Mariano, noto con il nome di STW5 o Iberogast. I dati clinici relativi alla sua efficacia sono molto promettenti. Il preparato vegetale è superiore al placebo nell’alleviare i sintomi della dispepsia ma uno studio ha evidenziato l’equivalenza terapeutica tra il prodotto e Cisapride. Il preparato vegetale è ben tollerato con effetti collaterali lievi e non dissimili a quelli del gruppo placebo.

Altri studi clinici controllati su pazienti trattati con un fitoterapico contenente carciofo al 15% in acido cloro genico (300 mg/cps) in associazione con estratti titolati di Tarassaco, Curcuma e Rosmarino hanno evidenziato la scomparsa di dolore epigastrico e nausea nel 50 % dei pazienti trattati e miglioramenti di alcuni parametri di laboratorio tra cui il colesterolo totale, LDL e trigliceridi, AST e ALT, bilirubina totale e GGT.

I processi flogistici a carico della mucosa gastrica possono avere varie cause eziologiche ed evolvere in forme di gastropatia o di gastrite. Nel primo caso, in assenza di infiltrato infiammatorio, i pazienti riferiscono nella maggior parte dei casi un uso protratto di FANS, alcol o stress, determinando una forma “erosiva” per uno squilibrio tra i fattori protettivi e aggressivi della mucosa gastrica; nel secondo caso, in presenza di infiltrato infiammatorio, la causa principale è rappresentata da Helicobacter pylori (HP). Le manifestazioni cliniche della gastrite cronica da HP sono in genere scarse di sintomatologia tipica e più spesso sono assimilabili a una semplice sindrome dispeptica. Se lo stimolo patogeno persiste a livello della mucosa, può riscontrarsi l’insorgenza di ulcere che nell’85% dei casi sono HP-correlate.  La terapia convenzionale propone l’eradicazione dell’HP con vari schemi di associazione, dosaggio e durata del trattamento sebbene la terapia si stia standardizzando sull’associazione di  inibitore della pompa protonica + Claritromicina + Amoxicillina. Utilizzati anche antistaminici H2,antiacidi, bismuto, composti dell’alluminio e del magnesio, prostaglandine (misoprostolo).

Attualmente le droghe consigliate per la terapia della gastrite e dell’ulcera non HP-correlate sono diverse anche se gli studi clinici relativi alla loro efficacia sono ancora poco rappresentativi: tra di esse ricordiamo la Camomilla, la Malva, l’Altea. Un discorso a parte, invece, va fatto per la Liquirizia (Glycyrizza glabra) che nel corso degli anni è stata oggetto di numerosi studi.

La liquirizia è una pianta molto diffusa nel bacino del Mediterraneo il cui componente principale è la glicirizzina, che per idrolisi si scinde in acido D-glucuronico e acido glicirretico. Pare che la sua attività antigas tritica e antiulcerosa sia correlata proprio al contenuto di acido glicirretico, che da un lato agisce direttamente sulla mucosa gastrica e dall’altro agisce indirettamente stimolandone la produzione mucipara: ciò va a determinare un miglioramento sia della sintomatologia che del quadro radiologico ed endoscopico.  Non bisogna dimenticare che il Carbenoxolone, derivato all’acido glicirretico, è stato usato per anni clinicamente nella cura di ulcere gastriche e duodenali.

Recentemente, è stato visto come l’estratto acquoso di Liquirizia interferisca con l’adesività di HP e ne ostacoli il legame alla mucosa gastrica.

Gli effetti collaterali della Liquirizia sono ben noti da tempo,soprattutto quelli relativi alla sua attività ipertensivizzante. Il suo uso superiore alle 6 settimane può provocare un quadro di pseudoaldosteronismo con ipopotassiemia, ritenzione di sodio,ipertensione, edema, aumento ponderale.

Ulteriori recenti studi su piante diverse come Eruca sativa, Allophylus serratus, Mouriri elliptica, hanno permesso di consolidare sempre più l’idea che il loro impiego possa essere utile nel trattamento delle ulcere nonché nella prevenzione e/o eradicazione dell’HP. Numerosi studi sono ancora in corso.

Dr. Angelo Carli

 
 

 

 
     

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