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Ipertrofia prostatica benigna: Serenoa ed Epilobio

L’ipertrofia prostatica benigna (IPB) è una patologia caratterizzata dall’ingrossamento della prostata che, provocando sintomi delle basse vie urinarie, interferisce sulla qualità di vita.
La prevalenza di questa condizione è età-dipendente: inizia a svilupparsi solitamente dopo i 40 anni di età; è presente in quasi il 50 % degli over 60 e nel 90 % degli uomini con oltre 85 anni di età.
In circa il 50 % questo quadro diventa clinicamente rilevante per problemi sintomatologici alle vie urinarie inferiori, di natura ostruttiva od irritativa.
Quando prevalgono i sintomi ostruttivi, dovuti al restringimento dell’uretra prostatica, appaiono esitazione all’inizio della minzione, un atto urinario debole e talvolta intermittente, un mitto ridotto e “sparso”.

Questi sintomi sono particolarmente intensi in più del 30 % dei casi di ipertrofia prostatica benigna.
Spesso sono presenti anche sintomi vescicali “irritativi”, come pollachiuria, urgenza minzionale, nicturia e sensazione di svuotamento incompleto, legati all’instabilità del muscolo detrusore e raggruppati, nella recente letteratura urologica, sotto il termine di vescica iperattiva.

I sintomi clinici della IPB impattano notevolmente sulla qualità della vita quotidiana dei pazienti. I sintomi irritativi, in particolare, possono condurre a disturbi del sonno, ansia e compromissione della mobilità. Si ritiene, anche per questi aspetti, che numerosi casi rimangano non -diagnosticati, a causa dell’imbarazzo indotto dai sintomi urinari e dalla possibili complicanze degli interventi chirirgici, come impotenza, eiaculazione retrograda o sterilità.
La IPB è la presenza di iperplasia di tessuto ghiandolare e stromale all’interno della prostata. La storia naturale della IPB si sviluppa in una prima fase patologica ed una fase successiva clinica.
Durante la fase precoce è impossibile evidenziare la presenza di noduli iperplastici nella zona di transizione che, progressivamente, comprimono il normale tessuto prostatico e provocano ingrossamento della prostata. La proliferazione degli elementi stromali e del’epitelio prostatico contribuisce al restingimento dell’uretra prostatica, sebbene allo sviluppo delle difficoltà di svuotamento vescicale possano spesso contribuire la compliance delle capsula prostatica e la presenza di una infiammazione ( p. es. prostatite infettiva ).
La IPB si sviluppa per complessi processi patologici: disequilibri ormonali, infiammazione, stress ossidativo ed una ridotta apoptosi giocano un ruolo nella sua evoluzione.

La progressione della IPB è definita come un aumento del volume prostatico, peggioramento dei sintomi ed esito in eventi “finali”, quali ritenzione urinaria acuta ed intervento chirurgico ( tra i più frequenti) oppure infezioni urinarie ricorrenti o insufficienza renale ( tra i più rari).
L’OMS ha definito gli standard per la terapia medica della IPB, indicando nell’antagonismo ai recettori a1 – adrenergici e nell’inibizione della 5a-reduttasi i bersagli potenzialmente più efficaci.
In tal senso sono stati pertanto sviluppati e studiati numerosi farmaci che, tuttavia, quando utilizzati nel lungo termine, causano numerosi eventi avversi, tra i quali disfunzioni eiaculatorie ed impotenza.
Gli a-bloccanti, per esempio, promuovono il rilassamento del muscolo liscio prostatico e vescicale ( collo e detrusore) , anche con un’azione centrale, ma non hanno effetti significativi sul volume prostatico e, quindi, sugli esiti finali della IPB. Inoltre si associano spesso ad eventi avversi cardiovascolari e sessuali.
Gli inibitori della 5a-reduttasi ( 5ARI ) prevengono la conversione del testosterone in diidrotestosterone agendo sulle isoforme enzimatiche 1 e 2 e sono indicati con un volume prostatico > 35 ml e/o il PSA > 1,5 ng/ml. Essi riducono di oltre il 50 % anche il PSA prodotto dal tessuto iperplastico, imponendo differenti soglie di attenzione per il monitoraggio del cancro prostatico. I 5ARI si associano ad eventi avversi sessuali, soprattutto nei primi mesi di trattamento.
Le esperienze iniziali con i trattamenti in combinazione non hanno dimostrato benefici a breve termine. Inoltre si ha un aumento del 30 % degli eventi avversi ( soprattutto problemi di eiaculazione) .
I trattamenti chirurgici, sempre meno invasivi e sempre più associati ai trattamenti medici, non sono scevri da complicanze, che hanno contribuito ad accrescere l’interesse per il trattamento e la profilassi fitoterapiche della IPB.

Tutte le maggiori linee guida per la IPB riconoscono che gli estratti vegetali possono svolgere un ruolo importante come supplementi nella profilassi e nel trattamento, sottolineando il loro principale vantaggio: l’assenza di effetti collaterali.
Nessuna di queste linee guida raccomanda la fitoterapia da sola negli stadi più evoluti della IPB, in assenza di evidenza di efficacia clinica.
In Germania oltre il 90 % dei trattamenti iniziali per la IPB viene effettuato con preparati fitoterapici.

LA SERENOA REPENS
E’ una piccola palma nativa del Nord America, dove cresce nelle pinete e sulle dune sabbiose costiere del South Carolina e della Florida, ma anche nel sud Europa e nel nord Africa. Raggiunge un altezza fino a 3 metri e deve il suo nome popolare di palmetto seghettato dall’aspetto a corona che formano le foglie lanceolate e dai frutti di colore rosso intenso, grossi come olive.
Il frutto maturo, parzialmente essicato, è stato utilizzato nella medicina tradizionale dai nativi americani per trattare problemi prostatici ed urinari ( vescicali ed uretrali). Accanto alle cistiti, i frutti di Serenoa, sono stati impiegati anche per l’apparato respiratorio ( asma, bronchiti…) e gastroenterico, per il metabolismo e gli aspetti della vita sessuale ( afrodisiaco, stimolante lo sviluppo mammario e la produzione di sperma).
Le prime osservazioni della medicina occidentale sulle applicazioni terapeutiche si devono al dr. Marcy, nel 1892. E’ presente nelle più recenti monografie sulle piante medicinali selezionate dalla WHO e nelle monografie ESCOP.
Fin dai primi studi farmacologici in vitro è emersa la capacità degli estratti di Serenoa, in particolare la frazione lipofilica, di inibire l’attività 5a-reduttasi. Di conseguenza viene drasticamente ridotta la produzione di diidrotestosterone dai successivi prodotti di riduzione.
L’efficacia clinica di Serenoa Repens nell’attenuare i sintomi urinari associati alla IPB è stata documentata in numerosi studi con controllo passivo ( placebo ) o attivo ( farmaci ).
Gli studi condotti hanno coinvolto pazienti con IPB moderata, dimostrando il miglioramento dei sintomi urinari: riduzione del 60 % della nicturia, attenuazione della disuria in 2/3 dei pazienti ed un aumento del flusso sino al 50 %, riduzione della pollachiuria del 40 %.
I dati sulla sicurezza e tollerabilità sono consistentemente rassicuranti per l’impiego a breve, medio e lungo termine.
Gli effetti collaterali registrati sono stati tutti lievi, transitori e reversibili: dispepsia e diarrea.
Non vi è alcuna evidenza nell’uomo che gli estratti di Serenoa repens abbiano interazioni farmacologiche.

L’EPILOBIUM
Il genere Epilobium appartiene alla famiglia delle Onagraceae, che comprende circa 20 generi, alcuni dei quali spontanei in Italia e 640 specie, decine delle quali presenti in Europa. Si tratta di piante perenni, fiorite, che spesso crescono su suoli difficili ( specie dopo l’incendio di un bosco ).
Viene tradizionalmente preparato come infuso ( 1-2 grammi dell’essicato in una tazza di acqua calda), bevuto 3 volte al giorno.
I composti fenolici di Epilobium sono i principali responsabili della capacità scavenger, ciè di neutralizzazione dei radicali liberi, responsabili dell’invecchiamento tessutale e prodotti in misura crescente durante il danno organico. I composti fenolici si comportano come agenti riducenti donatori d’idrogeno ed accettori di atomi reattivi di ossigeno. Questo potere antiossidante di Epilobio è, sulla base molare, più forte della vitamina C: bastano 2 mmol di Epilobio per ottenere un’attività antiossidante di 5 mmol di acido ascorbico ( peso medio molecolare considerato di tutti i composti: 333 Da). Numerosi studi hanno confermato la superiorità scavenging di Epilobio rispetto alla vitamina C proteggendo i tessuti prostatici da una eccessiva ossidazione indotta dall’infiltrazione di fagociti per motivi infiammatori od immunitari.
Una seconda attività di Epilobio, complementare a quella antiossidante, è di natura antinfiammatoria: questa azione è talmente elevata da essere del medesimo ordine di grandezza di quella della indometacina.
La prima dimostrazione di un significativo e specifico effetto antiproliferativo di Epilobium angustifolium su cellule umane prostatiche è stata ottenuta in Italia. A basse concentrazioni, non citotossiche, l’Epilobio inibisce la sintesi di DNA delle cellule proliferanti.

Dr. Angelo Carli

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