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Psicodipendenze: nuove frontiere

     
 

La dipendenza secondo Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM IV) è collocata tra i disturbi mentali nel capitolo “Disturbo da uso di sostanza”. Qua di seguito un brevissimo excursus su cos’è la dipendenza, prima di trattare le nuove frontiere.

Elemento “cardine” comune a tutte le sostanze è la capacità di stimolare il sistema meso-limbo-corticale (sistema di ricompensa); tipici della dipendenza sono: una modalità patologica d’uso della sostanza che conduce:

- a menomazione e

- a disagio clinicamente significativo.

La dipendenza è definita da un pattern comportamentale complesso, che comprende sempre l’appetito patologico per la sostanza stessa, il cambiamento di stile di vita e di pensiero, la mancanza di controllo sull’uso, la presenza di problemi di varia natura causati o esacerbati dall’uso della sostanza stessa.

Le cause sono da ricercare in un’alterazione dei meccanismi cerebrali che controllano la gratificazione e gli stati motivazionali.

Le sostanze psicoattive agiscono sui neuroni situati in zone profonde del cervello, in particolare modo nelle aree limbiche.

Ho anche avuto l’opportunità di lavorare lungamente nell’ambito delle dipendenze e di poter acquisire un’esperienza tale da poter dire che se si lavora in maniera capillare, costruendo una relazione di reciproca stima e rispetto e se si lavora in maniera sinergica con il paziente, la probabilità di abbandono della sostanza è molto alta. Chiaramente ogni caso è a sé stante ed ogni situazione va valutata nel contesto della propria estrinsecazione. Anche il momento in cui si decide di attivare una terapia di questo tipo è importante, perché si bisogna avere la sicurezza di voler veramente voltar pagina. Sarà solo la genuina volontà di cuore che darà l’input adeguato a desiderare di intraprendere il percorso terapeutico. Ogni cosa ha il suo tempo, bisogna essere bravi ad afferrarlo e a sfruttare il momento giusto!

Il sistema che abitualmente adotto è molto diverso dai modelli classici pur avendo una base comune, quello farmacologico di stabilizzazione del sistema di craving e quello di stabilizzazione dell’abuso della sostanza, quando necessario, per mettere in sicurezza la salute e la vita del paziente. Per tutto il resto del programma il sistema terapeutico è un lavoro su ciascuna dimensione della persona, che avendo gradi importanti di sensibilità, è scivolata verso la dipendenza.

E’ un aiutare a destarsi dal torpore che la sostanza o la dinamica ripetuta del comportamento induce, è un far emergere le risorse che ciascun individuo possiede in potenza dando la forza di porsi in una condizione differente rispetto a quella che si sta vivendo e che pare ineluttabile e definitiva.

E’ riarmonizzare il senso di vuoto che è una proiezione delle proprie paure reali o vissute, ma dare a questo vuoto la giusta collocazione, esortando a sviluppare tutte quelle capacità che hanno solo bisogno di essere attivate.

La mia esperienza mi permette di dire che le persone affette da questo disturbo hanno immense risorse, che sono lì, in attesa di essere dischiuse ed espresse.

Qualsiasi patologia ha radici profonde, non solo in disturbi fisiopatologici, ma anche a livello di conflitti emotivi, di incapacità di bypassare le proprie resistenze, le proprie convinzioni e le proprie vecchie registrazioni, che bloccano la persona in quella dimensione. La patologia è l’opportunità di porsi davanti a se stessi e di porsi quesiti per sciogliere il nodo che sostiene la situazione in corso.

Credo profondamente nelle capacità di reselienza delle persone che sono affette dalla dipendenza. E’ solo insegnando loro a guardare da un angolatura differente gli eventi del passato e del presente che tutto diventa possibile.

Il programma è personalizzato ed altamente individualizzato in base alla dinamica e alla storia della persona in questione, in base alla situazione biochimica  oltre che emotiva, in base a come vive la dipendenza, in base al perché si accende la richiesta della sostanza o del comportamento, che è richiesta legata a circuiti ben specifici, che hanno basi ben precise. Si utilizzano sistemi differenti per eradicare o rimodulare circuiti biochimici o mentali che si sono tarati su livelli scorretti di funzionalità. Unica cosa che si richiede al paziente è l’essere sinergico col medico e/o lo psicologo ed affidarsi a quanto gli viene consigliato in ogni seduta, senza porsi troppe domande o senza porsi obiettivi troppo sovradimensionati. Ogni consiglio, esercizio o quant’altro che viene impartito durante i colloqui viene motivato e spiegato in modo tale che il paziente sia consapevole del percorso che sta attuando e di quali saranno i benefici che ne riceverà.

Non ci sarebbe lo spazio per menzionare tutti i risultati ottenuti, per poter trascrivere le testimonianze di chi è passato dall’ombra alla luce della vita. Sicuramente è un buon sistema attraverso cui si possono sciogliere o rivedere vecchi schemi di comportamento che minano la salute propria e quella dei propri cari.

 

 Dr.ssa Monica Viotto

 
     
 

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