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L'alimentazione come terapia

     
 

Da più di 20 anni insegno e prescrivo un’alimentazione che sia non solo un modo di mangiare, ma un modo di alimentarsi tale da influenzare e conservare la salute. E’ una cultura che mi sono costruita nel corso del tempo e dell’esperienza, osservando il comportamento alimentare dei miei pazienti. Purtroppo nella facoltà di Medicina il corso di Scienze dell’Alimentazione era corso complementare, posto in pausa pranzo, in cui veniva insegnato tutto il discorso sulle chilocalorie, sulla quantità dei nutrienti da ingerire, tralasciando il discorso della qualità degli alimenti, che mi sono ricostruita con l’osservazione e dagli studi pionieristici di uomini illuminati, che mettevano in correlazione la patologia con lo stile di vita, non ultimo il come si mangia. Oggi posso dire che il centro di tutte le mie terapie parte sempre dalla valutazione alimentare ed ho visto che anche nelle patologie più complicate, si riescono ad ottenere risultati tali che le persone riprendono a vivere una vita normale. Soggetti con malattie autommuni, fibromialgie, sclerosi multiple, psoriasi, diabete..., ma anche stanchezze croniche, raffreddori recidivanti, .... E’ invece molto più difficile lavorare sulle resistenze che gli schemi mentali esercitano nel seguire l’abbandono di certe vecchie abitudini alimentari. Questo è senz’altro l’ostacolo più difficoltoso da far superare al malato. Solo attraverso un regime alimentare adeguato si potrà far riparlare al paziente di benessere.

Chiaramente l’alimentazione è la base per la terapia in corso e per mantenersi in salute, poi ad essa posso associare molte altre cose.

Sono sempre più decisa a dare indicazioni precise sugli stili di vita, perché da lì parte il problema salute.

Gli alimenti sono molecole, quindi elementi farmacologicamente attivi, che possono modificare o mantenere uno stato di benessere. Gli alimenti sono in grado di “accendere” e di “spegnere” i geni. Quando in un tessuto si sviluppa il cancro, l’organismo risponde con un meccanismo di difesa che consiste nella morte cellulare programmata. Le errate abitudini alimentari potrebbero modificare questo stato di difesa e rendere il sistema compromesso, favorendo un meccanismo di proliferazione delle cellule malate. Sta quindi a noi prendere consapevolezza e responsabilità della nostra salute e decidere di intraprendere un nuovo percorso di vita.

Al giorno d’oggi c’è una netta prevalenza del concetto di cibo visto come piacere sulla semplice necessità di nutrirsi, questo ha alterato i rapporti tra sistema immunitario e cibo, fra intestino e funzionalità fisiologica. Infatti le scelte alimentari non corrispondono più ai ritmi e ai tempi della natura.

Oltre un terzo della popolazione dei paesi industrializzati ha ipersensibilità alimentari. Sono cambiate le modalità di coltivazione, i processi produttivi e le tecniche di conservazione, quindi di per sé gli alimenti hanno perso le loro caratteristiche originarie.

Il cibo non è quindi solo un veicolo di calorie o nutrienti, ma occorre considerare anche il suo ruolo “non self” immunologico e di agente che induce infiammazione anche a distanza. L’incremento dei fenomeni allergici respiratori, cutanei, ... è sempre da ricercarsi in un carico tossinico che in prima battuta ha radici nella mal alimentazione, nell’utilizzo del cibo spazzatura (troppi zuccheri in orari sbagliati o consumo di alimenti troppo raffinati o di poche fibre vegetali) e nell’incapacità di riscoperta di tutta una serie di sapori che facevano parte del passato e che sono stati soppiantati da quelli chimici e manipolati. Così pure molte altre patologie cronico degenerative, possono essere ricondotte proprio a questi fenomeni.

Senza soffermarmi troppo sul discorso intestino, posso affermare che una buona funzionalità intestinale (regolarità dell’alvo, assenza di gonfiore, meteorismo, ...), possono già essere buoni indicatori di una funzionalità intestinale adeguata. Se ci si alimenta in maniera corretta si preserva l’intestino dalle alterazioni mucosali e quindi si ha un riflesso positivo su tutto ciò che riguarda il sistema immunitario, neuroendocrino ed anche sullo stato di intossicazione.

E’, a mio avviso, il modo più saggio per garantirsi salute, energia e benessere. E’ l’unica polizza assicurativa che garantisce entusiasmo e capacità di resistenza, oltre che felicità per affrontare le sfide quotidiane della vita.

Quindi non si può disgiungere una terapia farmacologica integrata o allopatica senza ri-sistemare il quadro alimentare.

Unico grosso limite applicativo di questa modalità terapeutica siamo noi stessi, che spesso ci sabotiamo. Qua si seguito due esempi che mi capitano, anche in situazioni patologiche invalidanti. Appena si sta un po’ meglio, mi viene chiesto di dimagrire, ma spiego che il dimagrimento è in funzione dello stato di benessere dell’organismo, quindi, un organismo infiammato, farà molta più fatica a ridurre il proprio peso, rispetto ad un organismo che abbia tassi di infiammazione più bassi. E spesso i pazienti, invece di porre pazienza nel seguire quanto viene indicato, optano per diete iperproteiche o adducono la causa del loro peso a situazioni di intolleranze alimentari, concetti molto alla moda, ma poco salutari per il sistema uomo. Le diete iperproteiche, aumentano lo stato infiammatorio e le intolleranze il più delle volte sono riconducibili a stati di malessere dell’intestino, come detto sopra. Se la pazienza fosse un’alleata dei pazienti, questi manterrebbero lo schema suggerito e otterrebbero i risultati previsti. Per fortuna a questa categoria di persone appartiene solo un numero esiguo che sicuramente ha ancora bisogno di fare lavori su di sè sul piano prevalentemente emotivo.

Concludo questo mio breve discorso con questa frase: “E’ l’alimentazione che promuove la vita!” 

 Dr.ssa Monica Viotto

 
     
 

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